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Il consumo di vino in Capo Verde in generale e nella Isola di Fogo in particolare fu precedente alla produzione locale. Prima dell'arrivo della vite nell'arcipelago, i bianchi residenti consumavano vino importato. Arrivava dall'Africa anche il vino di palma per l'uso degli interpreti e dei marinai africani.
La vite arrivò a Capo Verde nel secolo XVI nelle isole di Santo Antão, São Nicolau, Santiago, Brava e Fogo. Fu in quest'ultima che la sua coltivazione ebbe il maggior successo.
La sua coltivazione ebbe inizio nella parrocchia di São Lourenço do Pico, nella zona di Monte Tabor, Mira-Mira, Pico Gomes, Serrado e con l'andare del tempo si espanse nella montagna e nel nord-ovest dell'isola.
Inizialmente la produzione di vino era destinata al consumo locale, soprattutto dei coloni bianchi.
Nel secolo XVII la coltivazione della vite aumentò così come la produzione del vino tanto che fra tale secolo e l'inizio del successivo si intensificò il commercio del vino di Fogo verso la Guinea e il Brasile.
A metà del secolo XVIII, il Marchese di Pombal, nel tentativo di proteggere il vino del Douro ordinò, prima la proibizione dell'esportazione del vino di Fogo e poi, la distruzione di tutte le viti dell'isola.
Nel secolo XIX, i viticultori rincominciarono la coltivazione e ristabilirono il commercio di vino con il Brasile.
All'inizio del secolo XX la regione di Chã de Caldeiras vide la prima coltivazione di vite e la produzione di vino.
La coltivazione della vite si circoscrive oggi alle zone alte, intorno al vulcano che ne riduce l'area di coltivazione, eruzione dopo eruzione.

[La Storia del Vino di Fogo] [Le Caratterische del Vino Chã] [Manecon]

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